L’ex Villaggio Eni di Corte di Cadore è una perla assoluta nella storia della cultura, del welfare aziendale, dell’architettura del paesaggio, in Italia.
Su questo straordinario sito, Dolomiti Contemporanee ha attivato un anno fa una articolata piattaforma di rigenerazione: Progettoborca. L’obiettivo è quello di in reimmaginare un’identità funzionale del complesso, e di avviare concretamente prassi e politiche di riuso.

L’ex Villaggio Eni di Borca di Cadore (Eni lo vendette nel 2001 al Gruppo Minoter-Cualbu), è un luogo assai noto, e decisamente importante, nella storia, anzi direi nelle storie d’Italia. Uso questo plurale, perché questo sito straordinario costituì, dalla metà degli anni ’50, una sorta di cantiere polimorfo delle visioni innovative, un incubatore d’idee mai pensate sino ad allora.

Il Villaggio fu voluto da Enrico Mattei, che nel ’53 aveva creato l’Eni, trasformandola in un ente strategicamente competitivo sullo scacchiere energetico mondiale, con tutto ciò che che questo ebbe poi a comportare (Mattei morì nel 1962, per il sollievo di molti suoi avversari).
Rispetto al tema del welfare aziendale, non si era visto fino ad allora nulla del genere, in Italia, in Europa. Un enorme villaggio nelle Dolomiti, nel quale mandare in vacanza, gratis, tutti i dipendenti di Eni (dalla fine degli anni ’50 alla fine degli ’80, furono decine e decine di migliaia gli enieni che passarono uno o più periodi di villeggiatura nella Colonia montana).

La progettazione di questo sito (100.000 metri quadri costruiti in un bosco di oltre 100 ettari, a pochi chilometri da Cortina d’Ampezzo, ai piedi del Monte Antelao), fu affidata a Edoardo Gellner, che compì qui il proprio capolavoro, realizzando tutte le strutture: una Chiesa co-firmata da Carlo Scarpa, 280 villette monofamiliari, due alberghi, una Colonia per 600 bambini, un campeggio a tende fisse.
Gellner rinnovò completamente l’architettura di montagna, usandola come un sistema per ripensare e ridisegnare il paesaggio. Fare il paesaggio attraverso l’architettura, progettando ogni elemento di essa, ed applicando un criterio assoluto, di progettazione funzionale totale, ad ogni scala del lavoro (urbanistica, architettura, interior design).

La realizzazione del Villaggio (qui una scheda sulla sua storia ed architettura, qui alcuni filmati e immagini d’epoca), fu un’impresa, realizzata insieme a molte delle aziende italiana più importanti del tempo.
Ma, verso la fine degli anni ’80, questa storia ebbe termine, e le strutture di questo sito eccezionale iniziarono a deperire, fino a quando, nel 2001, Minoter rilevò l’intero complesso, cominciando l’opera della sua rivalutazione.

Nel 2014, Minoter ha incaricato Dolomiti Contemporanee (www.dolomiticontemporanee.net) di mettere a punto un progetto di valorizzazione culturale del sito, focalizzando la propria azione in particolare sulla Colonia, il gigantesco edificio di 30.000 metri quadri rimasto privo di funzione dal 1991.
Dolomiti Contemporanee (DC) è un progetto culturale innovativo, sorto nel 2011 nelle Dolomiti Patrimonio dell’Umanità, che si occupa della rigenerazione di grandi siti che, una volta terminata la propria parabola produttiva, sono entrati in fase di stallo.
Grandi fabbriche abbandonate, o edifici di rilievo storico o simbolico (come l’ex scuola elementare di Casso, nell’area del Vajont, attiva dal 201 come Nuovo Spazio di Casso, e dal quale si avviano continuamente prassi rivalutative sull’economia dei paesaggi contemporanei, come in Concorso Artistico Internazionale Twocalls for Vajont), vengono sottratti all’inerzia, trasformati in cantieri artistici e culturali, e rilanciati.

A Borca, DC ha dunque attivato, un anno fa circa, la piattaforma di Progettoborca (www.progettoborca.net). Il progetto ha l’obiettivo di ripensare alla funzione possibile della Colonia, generando le condizioni, e costruendo le reti, perché essa torni a vivere.
In questo senso, gli strumenti propri dell’arte e della cultura contemporanea vengono impiegati, accanto a quelli politici, sociali, relazionali, d’impresa, per attirare l’attenzione di possibili partner strategici, territoriali ed extralocali.
La presenza di artisti, intellettuali, uomini di cultura, economisti della cultura, imprenditori innovativi, che lavorano insieme su attività molteplici all’interno del Villaggio, è la base del meccanismo di attenzione rivalutativa che si va costruendo. Sui canali Youtube di Dolomiti Contemporanee (qui) e di Progetto Borca (qui) alcuni video contributi che esemplificano questa attitudine.

Direi che, negli ultimi vent’anni, gli architetti (intesi come categoria tecnico-culturale), dai quali sarebbe lecito attendersi una qualche responsabilità d’impegno rispetto ad un Bene tanto prezioso ed intatto, si sono rivelati incapaci di offrire soluzioni al problema del suo destino. In tal senso, sarebbe bene interrogarsi sulla funzione dell’architettura oggi, rispetto a siti come quello di Borca: è forse sufficiente mettersi alla finestra a contemplare passivamente le qualità di questo sito straordinario, tributando un eterno omaggio a Gellner? O gli architetti dovrebbero invece, piuttosto che coltivar memorie ed agiografie di altri architetti, armarsi d’idee e ripensare al presente del Bene inerte, alle sue attitudini e potenzialità residuali? Naturalmente, non basterebbero gli architetti a smuovere una simile vasta inerzia.
La piattaforma di Progettoborca è una sorta di grande meccanismo inclusivo, che deve intercettare tutte le forze realmente e concretamente proiettive, e capaci di investire nella grande idea di rilancio di questo grande sito.

Dolomiti Contemporanee è già riuscita a realizzare operazioni di questo genere, dimostrando che gli strumenti di arte e cultura, se applicati ad un format concretamente operativo basato sulle prassi relazionali e strategiche, possono divenire gli elementi della riscossa, gli elementi poietici determinanti nella costruzione di un progetto di ripensamento e riuso. Perché l’arte e la cultura, laddove pensate correttamente, si dimostrano tecniche utili, e non pratiche esornative.

Nei websites di DC e Progettoborca, si raccontano i progetti artistici e di rebranding, sono disponibili contenuti storici e diverse sezioni d’archivio, oltre alle Rassegne Stampa on-line ed ai calendari relativi a programmazione ed eventi.
In questo momento (e fino al 5 novembre), Progettoborca compete nel Concorso nazionale per la cultura innovativa Chefare. Se vuoi sostenere Progettoborca, puoi votarlo a questo link, aiutandolo a vincere uno dei premi di 50.000 euro in palio, e sostenendo quindi il programma di rilancio del Villaggio.

Gianluca D’Incà Levis, ideatore di Dolomiti Contemporanee, curatore di Progerttoborca, direttore del Nuovo Spazio di Casso.

By | 2017-10-09T20:22:20+00:00 19, ottobre 2015|architetti|